E se la Svezia avesse fatto qualcosa di giusto?

È da tanto ormai che non scrivo della situazione covid qui in terra svedese. Sarà che dopo lo stress iniziale, la paura, lo sconforto nell’osservare l’approccio, le notti insonni e compagnia, pian piano mi sono adeguata alla situazione, ho integrato il fatto che la gestione del virus volente o nolente non dipendesse da me, e che per sopravvivere avrei dovuto come al solito far leva sul mio ottimismo e rispettare le poche e precise regole del mio paese ospitante.

Se già a giungo, nonostante i numeri ancora alti qui in terra vikinga, ho pian piano accettato la gestione diversa e l’approccio diciamo senza ansie a quello che pare essere un incubo con il quale dovremo convivere a lungo, il dopo estate mi ha sicuramente regalato il piacere di una vita quasi normale, con attenzione, ma quasi normale.

È’ ovviamente troppo presto per dire che l’atteggiamento svedese ha funzionato e funzionerà sul lungo termine, anche se oggi come oggi i numeri regalano qualche sorriso in più, soprattutto osservando quelli crescenti in tanti altri paesi europei. Però non è troppo presto per dire che sono contenta, e non sono la sola, di essermi ritrovata a vivere questa pandemia da quassù, dove non mi sono mai sentita in pericolo e dove adesso, con il numero sempre più crescente di test e la facilità nel farli, mi sento abbastanza protetta. 

Quello che non ho subito è la paura costante, l’isolamento, il vedere la vita sospesa intorno a me, il mettere tutto tra parentesi e rimanere lì ad aspettare. Si certo per qualche mese la nostra vita sociale è stata ridotta ai minimi termini, si certo mia figlia ha finito il liceo seduta sul letto di camera sua, si certo ho aspettato che mi dicessero che si poteva prendere un volo, che si poteva andare un po’ fuori dalla città. Per mesi ho letto giornali che non parlavano d’altro che di covid, poi ho smesso, perché la pressione psicologica era troppo forte, e ancora adesso amo sfogliare soprattutto un giornale svedese dove non si parla solo di covid, dove non si snocciolano numero terrificanti ad ogni pagina, dove si cerca di tenere altro il morale, perché anche questo fa.

Adesso dopo un mese circa dalla fine delle vacanze estive la mia vita ha ripreso un corso normale, una cena con gli amici, lo sport in gruppo, un pranzo fuori, il solito caffè del dopo pilates. Cammino per strade dove nessuno ti viene addosso e nessuno ha paura, qua e là qualche mascherina, chi è anziano e a rischio e decide di proteggersi. Entro in supermercati e negozi, dove tutti rispettano le distanze, si disinfettano le mani prima di entrare, aspettano fuori se c’è folla, e tutto questo anche se non è scritto a caratteri cubitali, ma per un senso civico forte e una fiducia cieca nelle decisioni prese dal governo, o in questo caso da chi ne fa le veci nella gestione del virus. 

I bambini giocano nei parchi, davanti a scuole che non hanno mai chiuso, che hanno ovviamente come ovunque nuove regole, ma tutto sommato niente di che. I dehors sono ancora pieni di gente, nonostante le giornate che sembrano rinfrescarsi troppo in fretta. Oggi in Svezia e soprattutto a Stoccolma la situazione pare sotto controllo e questo nonostante la mancanza di drastiche misure, il virus circola libero dall’inizio, gli ospedali adesso sono vuoti, le terapie intensive deserte, il tasso di disoccupazione non è mai stato così alto da queste parti, ma si respira lo stesso voglia di ripresa, o meglio voglia di continuare così senza stress, senza troppo stress, i bambini a scuola a godersi serenamente il loro mondo, tanti adulti ancora a lavorare da casa, ma qui comunque anche prima lo Smart working faceva parte del quadro, nessun allarmismo…

Sono onesta, psicologicamente fa un gran bene …

Chissà dopo tante critiche forse l’approccio svedese qualche risultato lo sta dando.

Qualche dato

Situazione scuole: Mai chiuse completamente, solo licei e università da fine marzo.

Riaperte da un mese, dopo la pausa estiva,  così come le università, nessuna misura particolare se no quelle del buon senso, molte classi all’aperto, no adulti nelle scuole, meno attività che mischiano classi, a casa per due giorni almeno se cola il naso, ma globalmente tutto normale. Test condotti random, tipo recentemente oltre 9000 nell’università di Upsala, sei positivi.  

Ancora vietati gli assembramenti con più di 50 persone. 

In al uni negozi limite di accesso. 

Si incomincia a parlare di possibile raccomandazione delle mascherine nei trasporti in autunno, quando con le temperature in calo è prevista più gente.

I numeri nelle ultime settimane sono bassi posizionando la Svezia tra i paesi d’Europa con meno casi. 17/100000 la media negli ultimi 14 giorni( fonte NY Times )

Il numero di test invece è altissimo, e aumenta di settimana in settimana.

2.1/1000 abitanti a settembre ( fonte https://ourworldindata.org/coronavirus-testing)

Per dare un ordine in Italia 1.4/1000.

Interessante articolo di oggi sul Corriere della sera https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_settembre_19/coronavirus-se-svezia-avesse-fatto-bene-evitare-lockdown-0d9d3c7a-fa3a-11ea-9c3c-4051dd36a798.shtml

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