Il settembre che non è…

Doveva essere il mese di settembre che avrebbe segnato tra sorrisi e lacrime il nostro passaggio allo statuto di empty nester, le coppie di genitori che di botto dopo una vita ritmata dalla presenza dei figli in casa, si ritrovano a guardarsi negli occhi senza più quelle adorate presenze a fare da sottofondo alle nostre giornate. Non che si smetta di essere genitori quando i pargoli varcano la porta di casa per dirigersi pieni di energie verso la loro vita adulta, anzi ho imparato che nonostante le distanze le sollecitazioni da parte dei figli rimangono sempre le stesse, ma tant’è che il quotidiano si svuota, i ritmi cambiano e si passa ad una nuova fase di vita.

Per 23 anni le nostre giornate sono state ritmate dalla presenza rumorosa, disordinata e costante delle nostre adorate figlie. Per 23 anni le lavatrici, le lavastoviglie, e tutto il resto hanno fatto i conti con la presenza tra le nostre varie quattro mura in giro per il mondo, di cinque, quattro, tre membri della famiglia, in combinazioni varie e variabili. Pian piano ci siamo abituati a vederle partire, con lo stesso ritmo nel quale sono arrivate, una dopo l’altra, regalandoci un po’ di respiro tra una partenza e la successiva, perché i genitori di quel respiro hanno immensamente bisogno.

Il 2020 era l’anno dell’ultima partenza, l’ultimo cucciolo pronto a prendere il volo, mamma e papà rassegnati a vedere andare anche lei, convinti che così debba essere e alla fin fine va bene.

Ho passato nove mesi ad immaginarmi la sua partenza, nove simbolici mesi uguali a quelli in cui riuscivo solo a immaginarla prima di stringerla tra le braccia e guardarla negli occhi per la prima volta. Mentalmente mi sono preparata a sentirmi più libera, ho fatto programmi, mi sono vista tra un aereo e l’altro oggi in direzione Londra, domani New York.

Ma tutto questo era prima, quando la vita era normale, quando i progetti e sogni avanzavano nella loro linea retta, quando nessuno di noi avrebbe mai immaginato le vite stravolte, i paesi chiusi, i sogni calpestati e le distanze dilatate all’infinito.

E così questo settembre non corrisponde per niente al disegno iniziale. Camilla partirà per Londra, Federica prenderà la strada di Oxford ma Chiara anziché prendere il suo volo per New York alla fine di agosto, come gli anni precedenti per ritrovarsi nel nostro adorabile appartamentino con il pavimento di legno e la cucina arancione, ha semplicemente preso la direzione del divano e aperto il suo computer per affrontare il suo penultimo semestre di università comodamente installata a Stoccolma. Ed ecco qui che il nostro nido anziché svuotarsi completamente recupera una figlia partita anni prima che per un semestre ci regalerà ancora vestiti sparsi, scambi generazionali, un piatto in più all’ora di cena, che fa subito famiglia.

Abbiamo altri sei mesi di dolce scorrere del tempo prima di veramente ritrovarci a fare i conti con la coppia che siamo, e devo dire che non sono per nulla preoccupata,  abbiamo talmente costruito insieme come genitori itineranti che ritrovarci gli occhi negli occhi non mi spaventa affatto anzi! Tra sei mesi vi aggiorno….

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