Abbiamo ripreso a viaggiare, a decollare, atterrare, ma questo forse lo sapete già. Ho incominciato di nuovo quell’attento gioco dell’osservare che tanto mi occupa nelle lunghe attese. Di materiale in questo periodo forse ce n’è meno del solito, i viaggi in aereo spaventano ancora, ma molte cose nuove saltano agli occhi…
Le mascherine: tutti le indossano, sono obbligatorie, ma il modo di portarle è molto variabile, naso di fuori, appoggiate sul mento, toccate e ritoccate come se non fossero quella barriera raccogli germi che in realtà sono. I più casual poi la indossano al polso, strisciandola o strisciandosela un po’ ovunque, prima di rendersi conto che intorno creano il vuoto tipo valigia abbandonata, ups… la rimetto allora, mica avevo capito!
I modelli sono vari. C’è anche chi l’indossa doppia, tipo doppio preservativo, sai che gioia… la più diffusa quella chirurgica, tipo zaino Invicta dei miei tempi liceali, siamo tutti uguali e più sul cheap ( quelle che ho comprato io veramente cheappissime, si rompono solo a guardarle). Poi ci sono quelle di stoffa, giuro che poco fa ho visto una tipa con mascherina intonata alla tenuta tutta sui toni bel beige, trolley compreso ( un punto a mio favore anche la mia giacca di jeans si intona con l’azzurrino smunto della mia mascherina chirurgica!) Quelle di stoffa ormai possono essere veramente molto alla moda, carine, con stoffe divertenti. Ci sono poi quelle bianche super protettive che ti fanno un muso che sembra lungo dieci centimetri, con quelle dopo due ore sei paonazzo perché filtrano talmente bene che non lasciano neanche passare l’aria. Poi ci sono le nere che sembrano di neoprene, ben incollate al viso da metterne in evidenza i contorni e farne individuare i difetti.
Il cibo. Nutrirsi negli aeroporti è diventato complesso, non che prima ti offrissero dei tre stelle Michelin ad ogni angolo, ma tra il cibo di plastica offerto nelle lounge e i tanti posti sparsi, qualcosa sotto i denti lo si riusciva a mettere sempre. Oggi come oggi tra le lounge chiuse o con i posti a sedere ridotti all’osso e i ristoranti e punti ristoro con le saracinesche abbassate, beh mettere qualcosa in pancia pare impresa disperata, e vi assicuro che per vagare tra due Mc Donalds, entrambi in assetto di guerra con barriere protettive che neanche nelle trincee, devi essere veramente alla disperazione…
In volo poi viste le restrizioni la già triste realtà dei plateaux ad alta quota raggiunge scempi gastronomici ineguagliabili, va dal nulla, servizio sospeso per motivi di sicurezza, al panino confezionato che non offriresti al tuo peggior nemico. E ti ritrovi di nuovo a pensare a MC Donalds come la non peggiore delle opzioni.
Le distanze: 1 metro, 1,5, 2 metri variano da aeroporto ad aeroporto, per essere più chiari da paese a paese, boh questa non l’ho capita… comunque in tanti non credo abbiano capito il concetto di metro, metro e mezzo, due metri, ti si incollano dietro alitandoti sulla nuca… protetti da mascherina. Viaggiare con una borsa grande aiuta, la tieni dietro e la fai allegramente dondolare, dove colpisci colpisci.
L’imbarco funziona come prima, forse c’è un po’ più attenzione ai gruppi in modo che no si creino assembramenti infiniti, lo sbarco è degno di nota.
Già in procedura di discesa ripetono che lo sbarco verrà effettuato per file, dalla 1 in poi e che si deve attendere che la fila di fronte si alzi ed incominci ad avviarsi all’uscita, per potersi alzare e fare lo stesso. Non è complicato anche se non si fosse bravi con i numeri basta osservare quello che fanno gli altri e agire di conseguenza, se sono seduto al sedile 12 A aspetterò che tutti tutte le persone nelle 11 file precedenti si siano alzati e siano usciti, poi farò lo stesso. Allora quando sei seduto in fila 15 e aspetti tranquillamente che tutto ciò avvenga e vedi la signora di fila 22, con il ragazzo di fila 24 armi e bagagli che ti passano di fianco facendosi strada, ti chiedi se il messaggio non sia chiaro. Boh forse no visto che in 9 voli presi nell’ultimo mese e mezzo la stessa scena si è ripetuta…
A questo punto capisci perché certe cose vadano dette e ripetute, tipo potete rimuovere la mascherina se mangiate, parrebbe ovvio, e importantissimo, dovete rimuoverla nel caso doveste indossare la maschera dell’ossigeno….mai dare nulla per scontato.
Per il resto seduta in aeroporto, ogni tanto se apro e chiudo gli occhi veloce ho ancora l’impressione di essere in uno di quei polpettoni holliwoodiani che portano sullo schermo apocalittiche fini del mondo, perché se anche solo a Natale mi avessero raccontato che ci saremmo ritrovati così mascherati a viaggiare, disinfettanti delle mani dipendenti e sommersi da fogli da compilare ad ogni atterraggio dove gridiamo a gran voce, sto benissimo, non ci avrei creduto!

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