In questo 2020 nato storto riuscire a partire in vacanza è un grande, enorme privilegio. Per le famiglie sparpagliate riuscire poi ad andarci tutti insieme è un privilegio moltiplicato all’infinito. Una settimana fa tornavo dal mio giretto italiano, primo assaggio di vacanze estive, cominciate un po’ in ritardo rispetto al solito, ma quest’anno abbiamo la fortuna di non avere una data di inizio scuola a metà agosto, la data che negli ultimi anni tra Stati Uniti e Svezia ha ritmato i nostri rientri dalle ferie estive. Le vacanze però quelle con la V maiuscola, quelle attese ogni anno sono quelle che riusciamo a passare tutti e cinque insieme, in modo rilassato e lontano dai ritmi frenetici che scandiscono le nostre giornate. Due mesi fa, l’ammetto, ci credevo poco, non pensavo ce l’avremmo fatta a volare tutti e cinque verso un sole caldo, lo speravo ovviamente ma tra aerei che non partivano e frontiere che non si aprivano, tutto sembrava ostacolare piani e sogni.
Il primo grosso interrogativo era l’arrivo di Federica dagli Stati Uniti, ci sarebbero stati i voli? Avrebbe avuto problemi a rientrare in Europa nonostante il suo passaporto italiano e la sua necessità di rientrare al di qua dell’oceano per poter incominciare la sua nuova vita in Uk? Interrogativi che se ad inizio giugno non avevano chiare risposte, pian piano con il passare delle settimane hanno visto schiarite precise all’orizzonte.
Federica è atterrata ad Arlanda martedì, mercoledì mattina il covid test per lei, più per responsabilità sociale che per reali timori, risultati in 24 ore, test negativo. L’avevo prenotato in un centro privato, pulitissimo e rispettoso di tutte le norme di sicurezza, lo dico perché spesso si accusa la Svezia di prendere la questione sotto gamba.
Tutte le stelle sembrano allinearsi nel modo giusto, la Croazia sembra sempre più vicina, il sole, il mare, il branzino grigliato nel ristorantino sulla spiaggia. Tutto si incastra a pennello ma non avevo fatto i conti con ostacoli ancora possibili. Federica fa il test e contemporaneamente Camilla si sveglia con febbre alta, mal di gola, mal di testa. In tempi non sospetti l’avrei liquidata con due pastiglie di paracetamolo e via, ma oggi come oggi, dopo due aerei presi per rientrare dall’Italia ecc ecc, no, non era possibile non immaginare il peggio o quasi.
Prima telefonata alla nostra assicurazione, l’infermiera le fa un po’ di domande e suggerisce il test, che tra l’altro per i residenti a Stoccolma è gratuito. A questo punto per prenotarlo seconda telefonata al numero dell’1177, la ASL, anche qui dopo due minuti di attesa parliamo con l’infermiera che dopo un altro numero di domande, ci spiega come prenotare il test direttamente dal sito.
Per motivi logistici alla fine ho di nuovo optato per un centro privato, l’identificativo bancario di Camilla che serve in questi casi per loggarsi e fissare gli appuntamenti medici, era bloccato dopo l’ennesimo cambio di telefono.
Comunque giovedì mattina è il suo turno di farsi ravanare il naso con lo scovolino, stava già meglio e non aveva neanche più febbre, ma anche qui era nostra responsabilità prendere due aerei certi di non trascinarci dietro questo virus infame.
Ho incominciato a preparare le valigie con una sorta di spada di Damocle incombente sulle nostre teste, con immagini luminose di isole croate di lontana memoria davanti agli occhi, ho impacchettato costumi immaginando tuffi e intanto aspettavo un po’ ansiosa il risultato che ci avrebbe consegnato finalmente il nostro biglietto per il meritato relax. Alle 19 ecco l’email con quel negativo scritto nero su bianco, poche lettere preziose in tempi cosi incerti. E adesso siamo in volo verso Zagabria, noi cinque mascherati e contenti.
Buone vacanze a noi!!

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