I commerci di prossimità e quello che mi piace a Stoccolma.

Quando tre anni fa siamo rientrati a vivere in Europa, pur avendo adorato i miei anni americani e precedentemente quelli asiatici, ero felice di impossessarmi di nuovo di un po’ di vivere all’europea. Pur essendo una persona che si adatta facilmente e pur apprezzando molto il vivere sempre ai limiti delle mie zone di confort, ogni tanto vivere con codici più simili a quelli nei quali siamo cresciuti fa un gran bene, è una sorta di parentesi rilassante. Vedevo la nuova avventura europea come un challenge controllato, nel quale si avrei dovuto fare sforzi, perché comunque la Svezia non è il mio paese, ma in modo abbastanza soft rispetto a prima.

Ho apprezzato da subito il modo di vivere svedese, le persone ben vestite per strada, rispetto al modo sciattone andante della Silicon Valley, i contatti più sinceri e calorosi, dai vicini a tutto il resto del mondo. Sebbene gli svedesi non siano i più amiconi e accoglienti degli europei, hanno un modo di fare e di approcciarti che apprezzo e al quale mi sono in fretta adattata, recuperando quelle piccole cose che hanno sempre fatto parte del mio vivere all’europea, le quattro chiacchiere con i vicini sul pianerottolo ad esempio.  Certo a Los Altos era praticamente cosa impossibile arrivando e partendo da casa sempre con l’auto, benché comunque i miei poveri vicini non abbiano avuto scampo con me e ogni tanto li ho pinzati!

Quello che però, tre anni dopo essere arrivati qui, apprezzo di più in assoluto e che in America non ho veramente trovato, sono le relazioni con i commercianti, mi spiego: avete presente il panettiere che ti conosce, il macellaio con cui scambi due ricette, la tintora che ti chiede come stai, o anche il negozio dove vai di solito e sanno che taglia hai e cosa ti piace senza farti domande. Questo per motivi linguistici e culturali non l’ho trovato in Asia, unica eccezione il panettiere adorabile a Tokyo che ormai ci conosceva, e perché non esiste nel loro DNA non l’ho trovato in Silicon Valley dove compri praticamente tutto al supermercato, solo al farmers market, ritrovavo un po’ di quel calore del mercato che adoro e con il quale da bambina sono cresciuta.

Forse l’essere stata bambina in una Torino degli anni settanta con tanti piccoli negozi di prossimità e il mercato di quartiere, mi ha trasmesso questo “bisogno” di sentirmi parte di una comunità anche attraverso il contatto con i negozianti.

Ecco a Stoccolma per mille motivi mi sento a casa, e uno dei mille è questa rete che ho creato che mi da sicurezza e mi regala questo sentimento di far parte di un tutto. Vado dal macellaio e mi saluta calorosamente chiamandomi per nome, il pescivendolo scherza in modo bonario per il mio svedese approssimativo, il tintore mi racconta le sue ultime vacanze, il barista mi prepara il caffè sapendo quello che prendo, e io mi sento semplicemente in un posto che mi fa stare bene, che mi regala calore e equilibrio, perché il sorriso delle persone che incontri sul tuo cammino ti aiuta sicuramente a vivere meglio e ad apprezzare il posto in cui sei!

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