Partire o non partire? Strano dilemma.
In uno dei tanti gruppi FB di italiani in giro per il mondo, leggevo oggi il consiglio di non muoversi, stesse parole qualche giorno fa in una parte diversa del mondo, in un gruppo analogo.
Partire o non partire, me lo sono chiesta per giorni e giorni, tanto da rinviare di settimana in settimana la semplice ricerca di un volo che mi portasse lontana dalla Svezia. Ci siamo interrogati, non abbiamo trovato risposte valide che ci spingessero a rimanere, ne delle valide che ci facessero partire. Un limbo di indecisione. La frase che mi frullava in testa era sempre e solo una: ma è socialmente responsabile mettersi in volo, cambiare paese, atterrare altrove, in un momento in cui tutto il mondo combatte contro un nemico comune.
Ecco tutto il mondo combatte e nemico comune sono la mia risposta, la cercavo, ed era lì, semplice e chiara nella domanda stessa.
È una guerra comune quella che stiamo combattendo e dalla quale speriamo di uscirne vincitori, è una guerra che ha messo a nudo tante fragilità e paura, e nello stesso tempo a rimesso le distanze sotto la loro giusta prospettiva. Vivere all’estero non è mai stato così complicato, le distanze sembrano tristemente incolmabili, anche se pian piano sembra possibile spostarsi di nuovo.
Un nemico comune, una situazione che è un po’ ovunque critica, spostamenti un po’ più semplici: ecco le mie risposte.
Non partirei per un giro del mondo, non partirei in posti in cui rischio seriamente di rimanere bloccata, non partirei se non avessi la certezza di non far viaggiare il virus con me.
Partirò, rientrerò in Italia perché ho voglia di vedere mia mamma e lei di vedere noi, e ancora di più abbiamo bisogno di tempo insieme. Partirò perché la vita deve riprendere il sopravvento, perché l’economia deve rimettersi in moto e anche con un viaggio, un ristorante, una serata da qualche parte posso aiutarla a rimettersi in sesto. Partirò perché in nessun paese la battaglia è vinta, siamo tutti più o meno sulla stessa barca in balia della corrente. Partirò perché partire vuol dire sperare ancora più forte di arrivare al lieto fine.
Partirò perché ho bisogno di normalità e la nostra normalità passa anche attraverso decolli e atterraggi.
Non partire era un’opzione, non lo è più.

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