Doveva essere un mese di maggio di quelli incredibilmente densi di stress. Avevo inserito nel calendario sul telefono tutte le date degli esami di Camilla, tre settimane di esami IB, tre settimane in cui lei avrebbe dato il meglio di se stessa per chiudere nel modo migliore i suoi anni liceali e in cui noi saremmo stati a guardare i suoi balzi di umore, le sue notti troppo corte, la tensione crescente.
Non è il mese di maggio che attendevamo dal primo giorno di scuola in agosto. Non è e non sarà. Il percorso liceale di Camilla non terminerà con i tanto temuti esami, per lei come per tutti i liceali del mondo, che siano esami IB o maturità nazionali nelle diverse formule, non ci sarà questa fine normale.
La pandemia ha portato via una fine di anno scolastico serena, la leggerezza degli ultimi giorni con i compagni, il susseguirsi di feste come ciliegina sulla torta per gli sforzi fatti negli ultimi anni.
La classe 2020 si prepara ad andare all’università saltando il passaggio finale, con l’amaro in bocca di un ciclo di studi che sembra quasi rimanere lì in sospeso.
Camilla ha messo piede a scuola per l’ultima volta il 21 febbraio. Per l’ultima volta è uscita di casa, un po’ di corsa, un po’ in ritardo, quel venerdì prima della nostra settimana bianca. Non sapeva, non sapevamo che non avrebbe mai più messo i piedi tra quelle mura che l’hanno vista crescere negli ultimi anni.
C’è stata prima la quarantena imposta a tutti i ragazzi che rientravano dalle vacanze in paesi toccati dal covid, poi alla vigilia del rientro, la scuola ha chiuso passando all’insegnamento a distanza. Lezioni on line, portate avanti egregiamente dagli insegnanti, finché l’annuncio degli esami cancellati è arrivato ufficiosamente una domenica nel tardo pomeriggio, accolto con stupore, misto a entusiasmo, misto a mille interrogativi sul come allora avrebbero valutato il loro lavoro. Il giorno dopo era ufficiale. Le lezioni sono andate avanti come previsto fino al 17 aprile, poi, sempre come previsto, l’anno è finito. Avrebbero dovuto buttarsi a capofitto nel ripassi per le restanti due settimane e poi affrontare nel modo più tranquillo possibile gli esami.
Dopo ci sarebbe stato un viaggio, tutti insieme in Grecia, poi il rientro, la cerimonia svedese, quella internazionale.
Il viaggio è saltato, ovviamente. Le cerimonie sono salve ma avranno una veste tutta nuova, adattata alla situazione. Più fortunati di tanti altri ragazzi in giro per il mondo che non cammineranno mai con lo sguardo fiero verso un professore o un preside che tenderà loro un diploma.
Qualche settimana fa circolava un bel messaggio sui social, parlava di questa classe 2020, che si diploma nel bel mezzo di una pandemia, venuta al mondo sulla scia del terrore dell’attacco alle torri gemelle. Solidi con questo loro bagaglio, figli del ventunesimo secolo, con l’entusiasmo e la curiosità di una generazione cresciuto in tempi di pace ma con pressioni sociali che noi, la generazione dei loro genitori, cresciuti nella stessa pace, non abbiamo mai conosciuto.
Ero incinta di Camilla allora, la vedo terminare questo ciclo di studi adesso senza quella gioia intorno che avrebbe meritato, senza quell’atmosfera festosa che abbiamo vissuto in California quando hanno finito l’high school le sue sorelle, o a maggio dell’anno scorso quando abbiamo festeggiato Federica a New York allo Yankee Stadium.
Va bene lo stesso dice lei, festeggeremo come riusciremo. Va bene lo stesso certo, anche se mi dispiace che il suo vero ultimo giorno di liceo sia stato a febbraio, la vigilia di una vacanza, che non abbia avuto quelle ultime volte in classe, che non abbia avuto quelle ultime chiacchiere nel corridoio, lo stress di un voto condiviso, l’attesa di un professore forse assente.. dispiace forse un po’ anche a me non aver avuto gli ultimi assaggi di un liceale a casa, la sua sveglia che suona, la tazza lasciata lì di corsa, la porta che si riapre e libri e chiavi buttati lì nel mezzo a ricordare che si le tue giornate sono ancora cullate da un ritmo che anche se di riflesso è quello della prima campanella del mattino, dell’assenza da giustificare e del test da preparare all’ultimo momento, una tazza di caffè in mano.
In bocca al lupo ragazzi, non avrete un esame finale durante il quale dimostrare le vostre capacità, avrete però dimostrato molto ma molto di più, la resilienza come strumento per continuare a guardare al futuro con entusiasmo, nonostante la pandemia.

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