Quando ero bambina e ragazzina mi ricordo che i miei genitori e, come i miei, i genitori dei mie compagni e amici, mai si immischiavano nelle nostre faccende scolastiche e nei nostri problemi in generale. Dovevamo fare il nostro dovere, farlo bene, rispettare gli insegnanti e gli adulti , lamentarci poco e seguire le regole. Questo non voleva dire che non fossimo ascoltati, anzi lo eravamo ma sempre nei limiti del rispetto di chi era più vecchio di noi, così come non voleva neppure dire che i nostri genitori se ne lavassero le mani del nostro lavoro scolastico, erano attenti, seguivano, ma lasciavano anche molto che ce la sbrogliassimo da soli, che risolvessimo eventuali problemi, che capissimo le nostre debolezze e i nostri punti di forza. Era un modo di essere genitori attivo, presente ma con le dovute autonomie: noi figli dovevamo imparare da soli spesso e volentieri, anche sbagliando, loro c’erano per una guida e un conforto ma non per fare le cose al posto nostro, togliendoci tutta l’indipendenza.
Ecco adesso invece mi sembra che si stiano aprendo sempre più le porte a generazioni di giovani assistiti da un lato, e di mamme e papà assolutamente assorbiti dalla vita dei pargoli.
La scuola è spesso il punto chiave. Siamo tutti d’accordo che sia cosa assolutamente normale desiderare figli brillanti e con un successo assicurato, ma fare delle nostre ambizioni le loro, no. Rendere i nostri sogni i loro sogni non è il modo giusto di guidarli verso il futuro. Il modo migliore per aiutarli e lasciarli liberi di decidere e procedere nel loro cammino, tenendo loro la mano ogni tanto, prestando loro un orecchio attendo e regalando loro parole, ma non aspirazioni tutte nostre, desideri che non esprimono quello che realmente vogliono.
Intorno a me osservo sempre più genitori super stressati dai risultati, genitori che passano nottate a fare compiti per paura che non siano giusti, per paura di un voto. Genitori che sottopongono i figli a molteplici corsi, attività, senza lasciar loro il tempo di respirare, di sognare, di crescere liberi senza agende piene zeppe di impegni, mai scelti, spesso imposti.
Mi ricordo tantissimi anni fa, ero ancora una studentessa universitaria, una giovane amica di mia mamma parlando dei figli poco più che bambini, disse niente giochi questo Natale , tanto tra le mille attività extra scolastiche e la scuola non hanno tempo di giocare. Allora era raro. Allora i bambini giocavano ancora ad arrampicarsi sugli alberi, a rincorrersi nei prati, a dare calci ad un pallone. Adesso sembra la regola, bambini costretti a diventare adulti stressati troppo in fretta, senza più il piacere di osservare le nuvole inventandosi storie immaginarie, senza più la complicità che si instaura con gli amichetti del cuore sotto un lenzuolo che diventa tenda, astronave, barca a vela.
Ma vale la pena privare i bambini dell’infanzia per ambizioni che non sono loro, per quella maledetta paura di non avere figli all’altezza che sembra colpire tanti adulti di oggi?
Per me no. Rendiamo i nostri figli indipendenti, lasciamoli giocare, sbagliare, rialzarsi. Diamo loro gli strumenti per gestire da soli i loro conflitti, i rapporti con gli insegnanti e gli adulti che stanno loro intorno, con i quali noi dovremmo far squadra nel duro compito dell’educare.
Non spingiamo adolescenti in scelte forzate che potranno frustrarli in una fase delicata della loro crescita e questo solo perché forse noi avremmo voluto fare quelle scelte ma non ne siamo stati capaci. Abbiamo avuto il tempo di giocare le nostre carte adesso tocca ai nostri figli e non sarà stando loro con il fiato sul collo e soccorrendoli ad ogni caduta che potranno giocare le loro e sorprenderci. Non dimentichiamo mai che noi diamo loro una spinta, ma saranno loro a realizzare tutto il resto e tutto il resta dovrà renderli felici e non rendere felici e realizzati i genitori che siamo.

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