Cittadinanza e nazionalità: riflessioni

A lezione di svedese ho letto un articolo nel quale si parlava delle sostanziali differenze tra cittadinanza e nazionalità. ( non immaginate chissà che livello io abbia, ho sicuramente un insegnante fiducioso nelle mie capacità, senza il quale però avrei capito poco o nulla di questa complessa lettura).
La lettura mi ha fatta riflettere e anche discuterne più ampiamente con le mie ragazze, cittadine italiane, con passaporto italiano e di nazionalità italiana ma sicuramente molto diverse nella percezione del loro essere italiane rispetto a me, cittadina italiana, di nazionalità italiana, nata e cresciuta in Italia.

L’argomento mi tocca in modo particolare un po’ proprio perché ci sono le mie figlie con il loro percorso di vita sempre tra mondi e culture diverse, un po’ perché oggi come oggi trovo il concetto stesso di nazionalità lo trovo in sé molto limitativo.
Io sono italiana certo e mi portò dietro nel mio itinerarare la mia lingua e la mia cultura che ha radici molto profonde, pur un po’ sfilacciate ormai dal tempo e dal continuo vagare da un paese ad un altro. La mia lingua come la mia cultura si sono arricchite di elementi che provengono da lingue e culture diverse, dando al mio modo di essere e di vivere una connotazione molto meno italiana rispetto a quella dalla quale sono partita.
Proprio qualche giorno fa parlando con un gruppo di mamme internazionali come me ci chiedevamo in quanto fosse diverso il nostro stesso modo di essere genitori rispetto a quello tipico del nostro paese, pur con tutte le sfumature del caso. Molto ma molto diverso ovviamente, negli anni credo di essermi plasmata come persona e come mamma osservando modelli che mi venivano proposti dalle varie culture in cui pian piano ho mosso i miei passi come adulta e come genitore. Non mi riconosco in un modello italiano, così come in nessun modello nazionale, sono il prodotto di un mescolarsi di input che derivano da mondi diversi e che alla fine sono riuscita a rendere armoniosi e compatibili.
Se la mia nazionalità mi rappresenta solo in parte ormai, rimango senza ombra di dubbio una cittadina italiana.
Fra il concetto di cittadinanza e quello di nazionalità ci sono delle differenze sostanziali, sulle quali non avevo riflettuto in modo profondo fino ad ora. Queste differenze spesso non vengono colte essendo i due termini utilizzati come sinonimi o quasi nei discorsi comuni.
Per cittadinanza si intende la condizione della persona fisica alla quale vengono riconosciuti, dallo Stato, tutti i diritti civili e politici. La cittadinanza è  uno status del cittadino, dal punto di vista giuridico, ma è anche una relazione particolare fra il cittadino e lo Stato, che implica una serie di diritti-doveri.
Il concetto di cittadinanza è storicamente un concetto abbastanza recente, espressione dello Stato moderno, caratterizzato dalla sovranità e dalla territorialità. Lo Stato esercita, su un territorio ben specifico, la sua autorità e questo crea un sistema di relazioni fra colui che subisce l’autorità, il cittadino e lo Stato.
Il cittadino mantiene questo particolare  rapporto col suo Stato d’appartenenza anche quando esce al di fuori dei suoi confini, a differenza di quello che avviene invece con lo straniero, il quale ha un rapporto più o meno intenso con lo Stato limitato al periodo della sua permanenza sul territorio nazionale. Un cittadino italiano all’estero rimane legato al suo Stato di appartenenza, con diritti e doveri, tra i quali il poter continuare a votare e i doverlo fare come facente parte appunto dei suoi doveri ( leggevo proprio oggi un commento sul voto degli italiani all’estero che proponeva la possibilità di togliere il diritto del voto a chi risiede all’estero per oltre dieci anni… assurdo) ma nello stesso tempo può sentirsi culturalmente più vicino allo stato che lo ospita in quel periodo di tempo e, diciamo, acquisirne una forma indiretta di nazionalità di facto.
Ma cos’è la nazionalità? La nazionalità è l’appartenenza ad una nazione, con quel misto di sentimenti di far parte di una comunità che si identifica attraverso una lingua, una culture, a tradizioni e abitudini he la contraddistinguono, a tutto un background di riferimento che le è proprio.
Questo lo si vede in modo chiaro vivendo all’estero quando ci si ritrova ad esempio tra italiani con quei riferimenti culturali immediati, con quella facilità nel capirsi attraverso una lingua comune che non è filtrata da lingue originarie diverse.
Però lo si può anche vedere appunto vivendo all’estero in certi modi di fare e pensare che assorbiamo, che non sono nostri ma facciamo nostri e che ci portano a rispecchiarci in una nazionalità pur non avendola legalmente. Le mie figlie nate e cresciute all’estero hanno la nazionalità italiana ma indubbiamente sono molto più vicine al modo di pensare, agire di altri paesi, quelli in cui realmente hanno vissuto, con un back ground culturale che è italiano solo in minima parte, soprattutto rapportato a quello dei loro coetanei, i riferimenti culturali della loro generazione sono più vicini a quelli americani che italiani!
La nazionalità  ha un’accezione meramente culturale, ben diversa da quella prettamente giuridica espressa dal termine cittadinanza.
Allora vivendo all’estero come ci posizioniamo? Sono sicuramente cittadina italiana, con i diritti e doveri che ne conseguono e che mi garantiscono una forma di protezione giuridica, ma sono veramente italiana 22 anni dopo esser partita, e al di là del tifare per la nazionale italiana ogni 4 anni ai mondiali ? Non credo, sono come tutti gli expat un miscuglio di nazionalità quelle dei paesi che mi hanno accolta e pian piano portata ad essere la persona che sono.
E voi?

Una risposta a “Cittadinanza e nazionalità: riflessioni”

  1. Anche io sono all'estero da più di 20 anni. Mio marito dal 1975 ed ora che di anni ne ha 68 ne compie quasi 45 fuori dal Belpaese. Oltre 50 Paesi dove ha vissuto e lavorato in ambito industriale, tante lingue, usanze, amicizie, esperienze … ma in fondo in fondo esultiamo ancora quando gli Azzurri vincono una partita di calcio, ci sentiamo felici davanti ad una buona pizza e ci emozioniamo come bambini prima di ogni rientro “a casa”, in Italia. Io credo che sì, abbiamo qualcosa dentro che nonostante tutto ci fa ancora tremare la voce cantando Fratelli d'Italia 😊. Buona Festa della Repubblica!

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