Per raccontare questi giorni devo forse incominciare dalla fine, dal momento in cui siamo rientrati a casa tutti e cinque e siamo collassati chi sul letto chi sul divano, stanchi dopo due giorni di emozioni pure, accaldati, perché ha fatto veramente caldo à NY durante la cerimonia al Yankee Stadium, un po’ storditi dal rumore e dalla folla. Due giorni, due cerimonie, tanti discorsi densi e sensati, facce radiose ovunque, tanto viola, il colore di NYU.

I festeggiamenti per la laurea di Federica sono iniziati martedì nel primo pomeriggio quando nello splendido quadro del radio City Hall di New York gli studenti del college of Arts and science hanno ricevuto il loro diploma. NYU è un università, come tutte le università americane, che ingloba in sé un certo numero di chiamiamoli college più piccoli, non comparabili con le nostre facoltà in quanto al loro interno si studiano discipline completamente diverse, nel caso di quello di arts and science si va dalla politica alla fisica, dalla letteratura francese alla chimica. Ne escono studenti con major ( indirizzi ) di vario tipo che ovviamente avranno percorsi di studi diversi e che a volte non si saranno mai incrociati nelle stesse classi. Un po’ più di 2000 studenti si sono diplomati al Radio City hall durante due identiche cerimonie, una al mattino e una al pomeriggio, dove abbiamo visto il Dean di arts and science accompagnato da una serie di rappresentanti dell’università, tutti con cappe e tocchi di varia foggia.
Ci sono stati dei discorsi, tra cui quello di uno studente che ha rappresentato i suoi compagni, c’è stata la consegna dei diplomi, virtuale in realtà perché riceveranno il diploma tra un po’, ma sono stati chiamati uno per uno ricevendo un paio di calorose strette di mano. Prima sono stati chiamati gli studenti nelle prime file della sala, seguiti da quelli che erano sul palco che hanno avuto la lode ( Federica tra questi ultimi), ai quali durante la cerimonia è stato dedicato un applauso speciale. Diciamo che già questo prima assaggio per noi era grandioso e il quadro abbastanza impressionante… eravamo ignari di cosa sarebbe stato il giorno successivo.
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| in versione italiana |
Dopo la cerimonia siamo tornati dalle parti di Washington Square Park dove era stata allestita una sorta di fiera, Grad Alley, per festeggiare i neo laureati, e diciamo che sembrava un po’ una di quelle fiere paesane con tanto di salsiccia e bevande di vario tipo, tiro a segno e stand dei tatuaggi… abbiamo camminato tra la folla per un po’ prima di decidere saggiamente di andare a casa e prepararci per la nostra cena di festeggiamenti.


La scelta del ristorante non era stata cosa da poco, i ristoranti stellati a New York, come ovunque, vanno prenotati con un anticipo disarmante, e noi un mese e mezzo prima del grande giorno non avevamo ancora fatto mente locale. Alla fine bravissime Federica e Chiara per la scelta di Daniel, ristorante gastronomico dello chef francese Daniel Boulud. Ottima cucina francese anche se un po’ troppo classico per i nostri palati ormai attratti dalle bizzarrie gastronomiche. Ma è stato una gran cena comunque e sulla via di casa ci siamo fermati ad osservare l’empire State Building illuminato di Viola per l’occasione come omaggio della città di New York agli studenti di NYU.


Mercoledì mattina era il giorno con la G maiuscola quella in cui tutti gli studenti di udergrad, grad e phd si sarebbero ritrovati allo Yankee Stadium per tre ore di cerimonia. Siamo usciti presto di casa, dall’east village al Bronx la strada è lunga e abbiamo preso ben in conto le raccomandazioni dell’università di recarci in loco con i mezzi pubblici. La metropolitana era un tripudio di toghe viola dalle bardature varie, dottorandi con maniche con ampie righe nere di velluto e cappelli simil paggio, studenti diplomati della scuola di legge con sciarpe grigie e neo medici con sciarpe verdi. Per i ragazzi di undergrad nessuna grossa decorazione tranne il tassello dorato per quelli che avevano raggiunto una certa media.
L’arrivo allo stadio ci ha lasciati tutti e cinque a bocca aperta, c’era una marea umana, non avevano ancora aperto i cancelli…. per una volta siamo stati furbi e arrivando proprio per l’apertura non potevamo avere posti migliori. Sedili comodi vista palco per goderci lo spettacolo nel migliore dei modi.
È dal 2008 che il Commencement di NYU si svolge allo Yankee Stadium, dopo Madison Square Garden, Radio City hall e Washington Square Park.


Siamo arrivati alla cerimonia numero 187, la prima risale al 1833 quando i primi tre studenti del college of arts and science terminarono il loro ciclo di studi.
La cerimonia incomincia alle 10:30 con la sfilata dei professori, seguita dalle cornamuse che aprono quella dei diversi college di NYU in ordine di creazione, dal College of arts and Science del 1832, fino a Quello di Global Public Health del 2015, passando attraverso la Scuola di legge e quella di Medicina, rispettivamente del 1835 e 1841, quella di ingegneria, del 1854, la prestigiosa scuola di Business, Stern, del 1900, e via discorrendo per un totale di 18 college, comprendendo anche NYU Abu Dhabi e NYU Shanghai.
Dopo l’inno nazionale cantato da uno studente ecco l’inizio vero e proprio con un susseguirsi di discorsi e il conferimento delle lauree ad honorem a cinque esponenti del mondo culturale e scientifico di forte rilievo. In nome dei laureati ad honorem ha parlato la poetessa Elisabeth Alexander : “class of 2019, I believe that you can create this world where none is lonely, none hunted, none alien. I believe that you can create a world where all people have community and safety. Where we can all belong and be known”.
Il discorso del rettore Andrew D. Hamilton è stato anche interessante e ricco di spunti. Molto emozionante l’inizio quando per prima cosa ha chiesto hai genitori, amici e parenti di applaudire questi ragazzi e successivamente ai ragazzi di alzarsi in piedi, di cercare con gli occhi le persone complici dei loro successi ed applaudirle. Noi sapevamo dov’era Federica, lontano da noi ma a portata di sguardo, l’abbiamo guardata e applaudita e lei ha fatto lo stesso, ecco intenso, intensissimo.
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| due italiani a Washington Square Park |
Successivamente la consegna simbolica dei diplomi ad un rappresentante di ogni college, il passaggio della torcia d’argento simbolo degli scopi accademici e dell’autorità, da uno dei professori allo studente più giovane di questa classe 2019, un diciottenne, la proclamazione ufficiale e il punto finale.
Abbiamo ritrovato Federica nella folla, sorridente e felice lei, sorridenti e felici noi, bruciati dal sole nel vero senso della parola, accaldati e un po’ storditi da questa impressionante cerimonia.
Per concludere questa due giorni di emozioni lunch quasi merenda alla Boucherie ristorante nel west village, non male, e poi poi rientro a casa, con l’adrenalina che lascia il posto alla stanchezza, con l’emozione che scema pian piano, con le foto da rivedere ancora e ancora.
È stato bello, intenso, emozionante, persino più bello più intenso e più emozionante di quelloc che mi aspettassi, prossima graduation 2020 quella di Camilla di high School, un anno dopo l’altro!





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