Ho vissuto in città diverse che ho amato cogliendone sfumature e assimilandone tratti. Ho imparato ad amarle nei loro dettagli nei loro odori, nei loro rumori e ho impacchettato le sensazioni che mi hanno lasciato portandole via come me.
Ogni tanto mi tornano in mente, smosseda un dettaglio, da un profumo, da una sensazione che a cascata ne fa rinascere altre latenti, addormentate, sovrapposte.
I miei ricordi si mischiano con la musica delle cinque che avvolgeva le strade di Tokyo, con il profumo delle spezie intenso che invadeva gli angoli di Chennai, con quell’odore di natura bagnata del nostro autunno normanno.
Anche adesso associo la Svezia, Stoccolma a piccole sensazioni visive, olfattive, tattili che probabilmente tra qualche anno faranno capolino come ricordi, mentre adesso sono quotidianità.
New York, dove non ho mai vissuto, ma che tutto sommato vivo a tratti intensi, in cui costruisco ricordi di famiglia, e che sento un po’ mia, è perennne rumore, una città che non sa stare zitta, in silenzio, mai nonostante la notte, il buio, il bisogno di quiete. Ecco New York sono le sirene sempre, tante, continue, incessanti, che spezzano qualsiasi tentativo di pace. Ti chiedi sempre cosa sia successo, poi ti ricordi che questa città è così, vive così, avvolta da questo persistente esprimersi…
Quando riparto e mi lascio la città alle spalle, mi allontano da questo continuo concerto, lo lascio qui insieme a tanto altro, a un pezzo di me, a certe emozioni. Poi ritorno e lo ritrovo fastidioso e necessario, fa parte della città, del suo essere, non sarebbe New York altrimenti.
Parigi sensazione di pioggia fine che penetra nelle ossa, odore di muschio, baguette calda e profumata, le campane che ritmano le giornate, formaggio che si scioglie in bocca, bellezza ovunque.
Tokyo delicata con il profumo di miso, musicale, colori intensi d’autunno, fiori di ciliegio nell’aria, sensazione di pulito, quasi asettico, cappelli gialli su piccole teste che tornano da scuola, scritte indecifrabili, guanti bianchi, ombrellini per ripararsi dal sole, capelli colorati, vestiti strani, tailleur neri con cappottino assortito.
Chennai intensa, sporca, spezie, naftalina, odore di pipì persistente, onde sulla spiaggia, immondizia, colori, luci, fiori, gessetti colorati che tracciano forme bizzarre, denti bianchi e occhi scuri, penetranti. Donne in saree, bindi, curry nell’aria.
Silicon Valley macchine che si guidano da sole, odore di hamburger mal cucinato, baguette di voyageur appena sfornata, cloro della piscina, strade trafficate, natura profumata, oceano freddo.
San Francisco il blu del mare, il rosso del Golden Gate, povertà assoluta, ricchezza all’estremo, case vittoriane colorate, odore d’immondizia misto a urina, lingue diverse che si mischiano.
Stoccolma freddo intenso, natura incontaminata, il mare che invade la città in modo delicato, la città che si riflette nell’acqua, le stagioni che si susseguono chiare e precise, nessun eccesso, nessun odore, cielo blu intenso, fiocchi di neve come cotone, candele, code ovunque e per tutto, bambini che ridono.
New York sirene, pompieri, autoambulanze confuse. Traffico, taxi gialli, immondizia, cumuli di sacchi neri, odori forti, canna nell’aria, vecchio e nuovo in un magico susseguirsi, cucine di tutto il mondo che si mischiano, fretta, frenesia.
New York sirene, pompieri, autoambulanze confuse. Traffico, taxi gialli, immondizia, cumuli di sacchi neri, odori forti, canna nell’aria, vecchio e nuovo in un magico susseguirsi, cucine di tutto il mondo che si mischiano, fretta, frenesia.
Tutto parte di me…

Rispondi