L’estate sta finendo ….

L’estate sta finendo, ma fa sempre caldo, caldissimo a Stoccolma. Che estate strana con temperature da sud Europa in un Paese che non è assolutamente abituato a gestire trenta e più gradi per settimane di fila.
Le giornate si stanno sensibilmente accorciando, il sole non fa più capolino alle tre del mattino, anche se l’alba è sempre ancora troppo presto e la sera si passeggia ancora a lungo negli ultimi stralci di luce.
La città si è nuovamente riempita, ristoranti e e negozi escono fuori dal letargo nel quale sono sprofondati dopo midsummer, riprendono ritmi di vita normali, la settimana prossima incomincia la scuola.
Camilla è pronta per tornare sui banchi, le grandi hanno ancora qualche settimana prima di riprendere il volo per New York, Paolo ha ripreso ormai a capofitto, i suoi soliti viaggi, i suoi soliti orari…
La prossima settimana tutto riprenderà a scorrere immerso nel ritmo che gira intorno alla scuola, vacanze comprese.
E intanto per noi si prepara l’ennesimo trasloco, dalla casa numero otto a quella numero nove. 1800 e poco più metri separano l’una dall’altra, ma strade diverse, quartieri diversi. Lo sapevamo già arrivando in questo bell’appartamento che non sarebbe stato per noi quello definitivo, bello, certo, ma non adatto ad una famiglia che ogni tanto si ritrova ad essere in cinque, tagliato in modo strano, con un indiscusso fascino e spazi comuni enormi ma non pratici. Lo sapevamo che ci saremmo sottoposti rapidamente ad un nuovo esercizio di trasloco, tanto per non perdere l’abitudine!
E così eccoci immersi nei piccoli preparativi che precedono uno spostamento, quell’aprire frenetico di cassetti e armadi per controllare che al momento opportuno non vengano imballate cose che si meriterebbero destinazioni diverse, tipo la pattumiera.
In un anno non si accumula tantissimo, soprattutto quando si sa che si traslocherà di nuovo, ma si accumula comunque.
Nel frattempo sono iniziati i lavori nella nostra nuova casa, e mi piace fare avanti e indietro per vedere come proseguono, un muro che prende vita, una parete che rivive di nuovi colori. Mi piace già il nostro nuovo appartamento, mi piace nel suo modo di essere tagliato, nel suo salone dai volumi tondeggianti, nella sua cucina luminosa. So che questo mi mancherà con i suoi soffitti incredibilmente elaborati, il suoi essere confuso nella planimetria, il suo parquet scricchiolante.
Ci si affeziona ad ogni appartamento, ad ogni casa, ad ogni nuovo spazio. Nel giro di poco diventano i nostri spazi e che li si ami immensamente o in modo più moderato, lasceremo lì per sempre una parte di noi.
Anni fa scrissi un post proprio sui sentimenti che si provano quando si chiude una porta per aprirne un’altra, sul cosa si chiude dietro quella porta, anni di vita vissuta, anni di crescita, anni di amore che evolve, di esperienze.
https://icerrutiinindia.blogspot.com/2012/06/sentimenti-da-cambio-casa.html
Allora stavamo per lasciare la banlieu parigina alla volta della Baia di San Francisco, per quello che è stato uno dei nostri più grandi salti nel vuoto, quello che sicuramente ci ha dato il gusto del rischio, senza il quale forse non ci sarebbe mai stato questo atterraggio a Stoccolma. Oggi ci muoviamo di qualche isolato, dopo solo 12 mesi tra queste quattro mura, ma 12 mesi importanti in cui abbiamo gestito stress e festeggiato successi, in cui abbiamo imparato a vivere in tre, riassestando certi equilibri, in cui ci siamo ri-impossessai di una vita europea che ci piace immensamente.
La casa numero nove ci aspetta, siamo pronti a chiudere un’altra porta, ma nel nostro album dei ricordi si sommerà alle altre e rimarrà sempre nitida e presente nelle sue forme e nel suo essere stata casa nei nostri primi mesi svedesi.

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