Quest’anno mi perderò i festeggiamenti di midsummer a Stoccolma, la notte più lunga dell’anno qui è accolta in modo del tutto particolare, giorno di festa, di ritrovarsi in famiglia, e come dicono gli svedesi, terza occasione dopo Natale e Pasqua per rimangiare tutto quell’insieme di piatti che già nel loro elencarsi fanno festa: le aringhe all’onore, in molteplici vesti, come il salmone, crudo o cotto che sia.
Il senso di questo festeggiare è tutto nell’importanza dell’enorme quantità di luce che toccherà il suo apice il 21 giugno. In un Paese in cui l’inverno è lungo, freddo e poco luminoso, e le notti man mano che si sale verso Nord diventano ancora più lunghe e scure, quasi eterne, festeggiare la luce e approfittarne mi sembra una giusta evidenza.
Queste lunghe giornate che rendono le nostre notti primaverili ed estive brevi e mai completamente buie, sono attese con trepidazione da quando al giro di boa del giorno più corto dell’anno i minuti incominciano a rosicchiare buio offrendoci in cambio cieli sempre più luminosi.
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| cielo di mazzanotte nel nord della Svezia |
Arrivata a fine dicembre un’amica mi disse, il più duro è dietro di noi, da adesso in poi sarà un continuo allungarsi, ogni minuto di luce in più ci regalerà le energie necessarie per uscire dall’inverno. È vero.
Queste giornate che non hanno mai fine, dove il buio non è mai buio, dove i ritmi del sonno sono completamente stravolti e ci si ritrova alle undici di sera con energie da vendere e abbastanza luce fuori dalla finestra per non aver voglia di chiudere gli occhi e lasciarsi andare a qualche ora di meritato riposo.
Il sole sorge alle 3:29 e ci saluta alle dieci passate, non lasciando il tempo al cielo di tingersi di nero e alle stelle di brillare.
Nel Nord poi non esiste neppure un accenno di notte.
Solo dopo un primo inverno qui, con le luci accese appena dopo pranzo, con la voglia di uscire presto appena il giorno fa capolino per fare il pieno di luce nelle poche ore che la giornata saprà offrirci, solo adesso colgo il senso di questo rinascere entusiasmante e graduale man mano che i minuti di luce si sommano e si arriva all’oggi in cui la notte non c’è.
Partirò da Stoccolma il 20 giugno e so già che qualche giorno dopo quando rientrerò le giornate pian piano si accorceranno inesorabilmente. Saranno certo ancora lunghissime e tiepide, ma anziché contare con entusiasmo i minuti che le allungano, tre o quattro ogni giorno, guarderemo quelli che le accorciano, con forse un po’ di nostalgia, ma anche finalmente con qualche ora di sonno in più da regalarci!

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