Questa mattina con il mio caffè sfogliavo come sempre fb e casco su una notizia de La Stampa, relativa a Ferragni-Fedez, la coppia vip più amata e criticata del web. Premetto che questi due giovani neo genitori mi lasciano abbastanza indifferente, non li seguo, a parte le foto che le mie fanciulle ogni tanto mi mettono sotto il naso, non mi infastidiscono, non mi appassionano. Do però loro atto di essere due ragazzi in gamba che hanno costruito immagine e fortuna mettendoci energie e impegno,
Beh come sempre in Italia, visti i commenti assolutamente irosi al sopracitato aritcolo, il trentenne di successo che magari per arrivarci a semplicemente tirato fuori tutte le sue belle energie, da fastidio. Che abbi soldi e fama senza essere andato a letto con tizio o caio, scandalizza. Che a trent’anni non tiri a campare e non arrivi a stento alla fine del mese, non piace…
Commenti del tipo ma che vadano a lavorare, ma che puliscano i pavimenti così capiranno la vera vita… ma che senso hanno, a cosa rimano. La rabbia è insita negli italiani e di conseguenza si riversa senza mezzi termini contro chi in un modo o nell’altro sopravvive allegramente.
A parte il fatto che la Ferragni è comunque uscita da una delle nostre più prestigiose università, al cittadino comune cosa importa se lei può pagarsi l’attico nelle zona più prestigiosa di Milano e cenare una sera a Los Angeles e la successiva a NY? Non toglie nulla a chi non può farlo, questo è sicuro.
Credo che queste manifestazioni di profonda antipatia nei confronti di chi riesce a ingranare nella vita siano la punta di un iceberg di malcontento dilagante e di incapacità a scrollarsi di dosso stereotipi che vogliono vedere chi ha successo come nemico del bene e dell’ interesse comune.
Leggendo i commenti mi sono tornati in mente quelli altrettanto acidi rivolti a chi come noi vive all’estero e che magari è riuscito a costruire interessanti carriere e a raggiungere solidità e economiche viste con sospetto. Lo sguardo critico nei confronti di chi nella vita riesce tirando fuori tutto se stesso mi sembra essere una prerogativa tutta italiana, frutto di una frustrazione dilagante dovuta ad un
Paese che per tanti versi è allo sbaraglio, che non crede e non investe sui giovani e che di conseguenza non concepisce la riuscita prima dei cinquanta!
Se si incominciasse a guardare in modo diverso chi esce fuori dal gruppo perché più brillante, chi è capace di cogliere le occasioni saltandoci sopra senza paura dei rischi, chi sa uscire fuori dagli schemi e farsi spazio… beh sicuramente il successo di tanti giovani diventerebbe il successo di tutti, di una società che appoggia e non condanna, di un Paese che sa vedere il talento al di là dei dati anagrafici.
Allora i tanti Ferragni e Fedez non faranno più rabbia, anzi saranno il segno dei tempi che cambiano, di un mondo in cui non si deve aspettare l’età della pensione per comprarsi casa e godersi la vita…
Beh come sempre in Italia, visti i commenti assolutamente irosi al sopracitato aritcolo, il trentenne di successo che magari per arrivarci a semplicemente tirato fuori tutte le sue belle energie, da fastidio. Che abbi soldi e fama senza essere andato a letto con tizio o caio, scandalizza. Che a trent’anni non tiri a campare e non arrivi a stento alla fine del mese, non piace…
Commenti del tipo ma che vadano a lavorare, ma che puliscano i pavimenti così capiranno la vera vita… ma che senso hanno, a cosa rimano. La rabbia è insita negli italiani e di conseguenza si riversa senza mezzi termini contro chi in un modo o nell’altro sopravvive allegramente.
A parte il fatto che la Ferragni è comunque uscita da una delle nostre più prestigiose università, al cittadino comune cosa importa se lei può pagarsi l’attico nelle zona più prestigiosa di Milano e cenare una sera a Los Angeles e la successiva a NY? Non toglie nulla a chi non può farlo, questo è sicuro.
Credo che queste manifestazioni di profonda antipatia nei confronti di chi riesce a ingranare nella vita siano la punta di un iceberg di malcontento dilagante e di incapacità a scrollarsi di dosso stereotipi che vogliono vedere chi ha successo come nemico del bene e dell’ interesse comune.
Leggendo i commenti mi sono tornati in mente quelli altrettanto acidi rivolti a chi come noi vive all’estero e che magari è riuscito a costruire interessanti carriere e a raggiungere solidità e economiche viste con sospetto. Lo sguardo critico nei confronti di chi nella vita riesce tirando fuori tutto se stesso mi sembra essere una prerogativa tutta italiana, frutto di una frustrazione dilagante dovuta ad un
Paese che per tanti versi è allo sbaraglio, che non crede e non investe sui giovani e che di conseguenza non concepisce la riuscita prima dei cinquanta!
Se si incominciasse a guardare in modo diverso chi esce fuori dal gruppo perché più brillante, chi è capace di cogliere le occasioni saltandoci sopra senza paura dei rischi, chi sa uscire fuori dagli schemi e farsi spazio… beh sicuramente il successo di tanti giovani diventerebbe il successo di tutti, di una società che appoggia e non condanna, di un Paese che sa vedere il talento al di là dei dati anagrafici.
Allora i tanti Ferragni e Fedez non faranno più rabbia, anzi saranno il segno dei tempi che cambiano, di un mondo in cui non si deve aspettare l’età della pensione per comprarsi casa e godersi la vita…
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