Un mese fa volavo a New York a respirare un po’ delle mie ragazze, con quel sentimento misto di casa un po’ là oltre oceano, un po’ qui nella vecchia Europa, in questa Stoccolma che ha saputo subito conquistarmi e che in questi primi quattro mesi non mi ha mai delusa. Oggi volo a Torino, la mia città, una di quelle toccate e fuga che posso regalarmi ogni tanto da quando non sono più dall’altra parte del mondo. Più rilassante arrivarci senza un eterno volo sulle spalle e nove ore di fuso a stordirti per i primi momenti.
Volo a Torino là dove una parte del mio cuore è rimasta, dove ho radici profonde, dove m sentirò sempre a casa nonostante tutte le case accumulate.
Quelle radici lì mi fanno sempre compagnia e ogni tanto è bello recuperarle, affondarci il viso, respirarne l’aria.
New York, Stoccolma, Torino, mondi di affetti che si intrecciano, sentimenti che si abbracciano. Una città in cui non ho mai vissuto, la prima, ma che sento un po’ mia, con quell’appartamentino in cui posare le valigie e quelle sue splendide donne in divenire che ormai la chiamano casa. Una città, la seconda, che rapidamente ho sentito parte di me, di cui mi sono innamorata nonostante delle ore di luce ormai ridotte all’osso e un freddo pungente. Una città, la terza, in cui sono nata, cresciuta, mi sono innamorata e sono diventata sicuramente in parte l’adulto che sono… Il resto del mio essere poi è stato un lavoro di squadra di tutti gli altri posti che ho chiamato casa.
Torino la mia città, quella che conosco ma che a volte non riconosco.
Torino con i miei ricordi di giardini, pedalate in bicicletta, corse a perdifiato.
Torino con i libri il vocabolario di latino sotto il braccio e la cartella pesante.
Torino e le serate in birreria a cercare di diventare grandi.
Torino che mi fa arrabbiare, strade sporche, aria mesta.
Torino che mi rende orgogliosa, bella e austera.
Torino e i suoi mercati.
Torino e il mio primo bacio.
Torino con quegli amici con i quali non serve neanche spiegare, dire, parlare.
Torino fatta di strade mischiate di ricordi.
Il mio passato è Torino.
Metà vita, poco più.
Da lì sono partita un bebè nella pancia, un groppo in gola.
Li ritorno sempre con gioia a respirare affetti profondi, il tempo di una vacanza.
Negli anni ho imparato a ripartire serena dalla mia città verso le altre mie in cui ho costruito casa. Non ho più un groppo in gola ma la consapevolezza della fortuna che ho ad avere sempre un mondo intenso di affetti che mi aspetta e che è stato capace di lasciarmi partire verso altri mondi che hanno saputo accogliermi con calore.
Questo vuole dire essere cittadini del mondo e sentirsi a casa ovunque? Forse si!
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