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| bambine in Giappone |
Qualche giorno fa in un gruppo di mamme che vivono all’estero di cui faccio parte è venuta fuori la domanda sulle differenze educative tra noi italiani e il paese che ci ospita… bello spunto di riflessione….
Non è la prima volta che mi soffermo a pensare alle differenze di questo tipo, ho ben visto nel mio itinerare che non educhiamo tutti i figli allo stesso modo e che spesso ci sono tratti comuni tra chi viene dalla stessa cultura…. Con dei MA…
Penso infatti che , almeno nel nostro caso di genitori che in Italia con i figli non hanno mai vissuto e che siamo diventati genitori all’estero , sia facile farsi influenzare da comportamenti genitoriali “Esteri” e non propri alla nostra cultura!
Fondamentalmente non mi vedo come una mamma tipicamente italiana, penso di aver colto o cercato di cogliere degli aspetti positivi delle culture diverse nelle quali ho vissuto, facendone adesso un bel mix e adattandoli alla crescita delle mie figlie.
i genitori francesi e direi anche gli americani, come i nordici e i tedeschi,sono indubbiamente molto più ” easy ” di noi italiani…. A volte in Italia si ha l’impressione che il diventare genitori sia una specie di sacrificio finale, nel quale la coppia di adulti si annulla al servizio del nuovo arrivato, mettendo tra parentesi qualsiasi attività ludico ricreativa per X anni a venire, riducendo al minimo il mondo adulto in funzione dei bisogni del pupo…. Beh in Francia, e non solo, no. Molte amiche italiane ne vedono qui un segno di incapacità genitoriale dei francesi o chi per essi, più menefreghisti e meno all’ascolto…. Non trovo! Penso sia un modo meno assillante di educare, il bambino ha i suoi spazi senza fiato sul collo e i genitori a loro volta si prendono i loro, si fanno cose insieme, tra le quali viaggiare senza il terrore di alterare i ritmi del pupo, il bambino è parte della famiglia lo si carica sulle spalle, nel marsupio e si va….senza troppi nodi mentali!
a me questo piace…. Non mi sono mai sentita sacrificata per le mie ragazze e da piccolissime le abbiamo portate ovunque, riducendo qualche riposino pomeridiano( che tanto d’ufficio al 18 mesi nessuna di loro faceva più) e scalando qualche orario di pranzo… Ma direi che sono allegramente sopravvissute!
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| bambine in divisa pronte per la scuola a Chennai |
In America i bambini e i ragazzi vivono enormemente all’aria aperta, almeno qui in California, dove anche quando piove a dirotto se l’allenamento di nuoto è previsto si farà…. Non c’è spazio per pensare al mal di gola!
In Giappone ho apprezzato tantissimo l’autonomia data ai bambini, cosa che mi sembra che in Italia manchi un po’ adesso, non ai miei tempi, quando andavo a scuola tranquillamente da sola dai primi anni delle elementari, mi sembra che adesso i genitori, almeno nelle grandi città, non lascino fare un passo ai loro pargoli, terrorizzati da tutto e tutti.
A Tokyo i bambini di sei anni con le loro cartelle sulle spalle e i cappellini gialli che indicano che sono scolaretti, vagano per la città prendendo anche la metropolitana, è vero che Tokyo è una città super sicura, dove mai, neanche alle tre del mattino in una strada buia e isolata ci si sente minacciati. Ai bambini viene data molta libertà di movimento e direi che il tutto li rende svegli e indipendenti. Anche in California i ragazzini vanno a scuola in bicicletta, spesso da soli, anche alla scuole elementari.
C’è molto spingere verso l’autonomia nello stesso lavoro scolastico, ai bambini è richiesta molta organizzazione e gestione delle cose da fare in autonomia, direi globalmente molto di più rispetto a quanto è richiesto ad un bambino italiano, soprattutto nei primi anni.
Un’altra cosa che negli anni mi ha colpito è il rapporto al bambino malato che si ha in Italia, o che meglio hanno i genitori italiani, rispetto alla stessa situazione vissuta all’estero…. Il bambino con due linee di temperatura viene chiuso in casa per giorni e giorni, iper protetto, all’estero i medici non si fanno problemi a dirti di portar fuori un bambino con il mal di gola o anche con due line di temperatura, per non parlare poi delle simil quarantene imposte ai bambini italiani dopo varicella o cose simili, mentre in altri paesi una volta passato il periodo di qualche giorno in cui il bambino poteva essere contagioso, beh dritti a scuola….
Quante volte lavorando mi è capitato di mettere una supposta ad una bimbetta febbricitante e sperare che la scuola non mi chiamasse….insomma atteggiamento zen!
E interessante vedere reazioni diverse nei genitori di paesi diversi rispetto a certe situazioni…ed è anche interessante analizzarle conoscendo bene il contesto che porta a certi comportamenti, per non giudicare ma accettare la differenza.
in 17 anni di vita all’estero sono sicuramente rimasta molto italiana su tante cose, ma come mamma penso di essermi lasciata alle spalle un po’ d’Italia e di aver preso atteggiamenti positivi delle diverse culture… Molto spesso mi chiedo come saremmo stati come genitori se non ci fossimo mossi, se il Giappone, L’India, la Francia stessa e adesso gli States non si fossero messi sul nostro cammino…. Chissà… E soprattutto mi chiedo le mie ragazze una volta adulte e madri anche loro cosa recupereranno in questo senso del retaggio culturale italiano…. Vedremo..
In qualsiasi modo ovunque ci si trovi nel mondo fare i genitori è estremamente complesso, un mestiere difficile, come diceva il mio papà ” è l’unico lavoro per il quale non si è formati ma si impara sul campo” …. anche sbagliando ogni tanto,aggiungerei io, ma sempre con il sorriso e la convinzione che stiamo facendo qualcosa di gigantesco!



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